mercoledì 30 dicembre 2015

I momenti chiave del 2015 sui mercati finanziari

Il 2015 sui mercati finanziari

Il 2015 sui mercati finanziari sarà ricordato come un anno mediamente positivo nonostante i numerosi eventi che hanno portato ad una spiccata volatilità che ha contraddistinto quasi tutti i mercati.
Il primo evento destabilizzante è stato il 15 gennaio 2015 quando la Banca Centrale Svizzera (BNS) ha sorpreso i mercati ha rimosso il Peg nei confronti dell’Euro (fissato precedentemente a 1,20 CHF) ed ha abbassato il tasso sui depositi a -0,75% dal precedente -0,25%. Le reazioni sui mercati sono state molto violente con un immediato apprezzamento del Franco Svizzero di quasi il 30% in poche ore e una spiccata volatilità sui mercati azionari e dei cambi. Sul fronte tasso la mossa della BNS ha aperto la strada anche ad altre banche centrali sperimentando in prima persona un tasso sui depositi fortemente negativo ha dato il via ad una nuova epoca di allentamento monetario. 



Appena una settimana dopo, il 22 Gennaio 2015, la Banca Centrale Europea annuncia il “Quantitative Easing” un piano di acquisto di titoli governativi da 60 Miliardi di euro al mese a partire da Marzo 2015 per 19 mesi per complessivi 1140 MLD di euro.


Nei mesi successivi il mercato registra un vero e proprio rally trascinati dai mercati azionari che salgono di oltre il 15% mentre sul lato dei titoli governativi si toccano dei rendimenti mai visti in precedenza (bund decennale allo 0,05% bund trentennale allo 0,45%, BTP decennale all’1%,e BTP trentennale sotto 1,90%) .  Sul mercato dei cambi l’euro contro il dollaro passa da 1,20 di fine 2014 a 1,05 a metà marzo.
Il 15 aprile 2015 durante la conferenza stampa una manifestante sale sul tavolo da dove sta parlando Draghi gettandogli addosso dei coriandoli e protestando contro la dittatura della BCE. Durante la conferenza stampa Draghi appare molto fiducioso sugli effetti del piano di quantitative easing riguardo all’andamento dell’inflazione e destabilizza i mercati che da quel giorno iniziano una corposa correzione.

Nelle settimane successive i titoli governativi subiscono un violentissimo incremento di volatilità che porta ad un vero e proprio tracrollo delle quotazioni (Bund decennale torna all’1% di rendimento e i titoli trentennali subiscono perdite vicino al 30% dai massimi di periodo) mentre il petrolio recupera quota 60 dollari a barile.


Ad inizio estate è stata la Grecia a tenere sotto scacco il mondo intero quando non rimborsando il debito verso il Fondo Monetario Internazionale innesca una nuova ondata di volatilità che produce sia un calo dell’equity sia un forte ampliamento degli spread governativi (Btp- Bund passa da 120 bps a 180 bps in poche ore). 

In piena estate scoppia il problema dei mercati emergenti. Il nuovo calo del petrolio che torna ai minimi degli ultimi anni sotto i 40 dollari al barile e le prospettive di un imminente rialzo dei tassi in America preoccupano gli investitori che scappano dai BRIC. L’indice cinese dopo un incredibile rialzo del 50% da fine 2014 passa da 5100 punti a 4000 punti nel giro di poche settimane.



Dall’11 Agosto 2015 la Banca Centrale Cinese per arginare il crollo delle esportazioni cinesi vara a sorpresa una triplice svalutazione dello Yuan pari complessivamente circa al 4%. Gli effetti sui mercati sono stati particolarmente destabilizzanti sui vari comparti con violenti crolli sui mercati azionari. L’indice cinese Shcomp crolla ulteriormente andando nel giro di due settimane sotto i 3000 punti mentre l’indice Eurostox passa da 3700 punti a 3050 punti registrando uno dei peggiori crolli della storia recente anche in termini di velocità della discesa della sua storia recente. Dinamica simile per l’indice Sp500 che registra la peggiore perdita in due giorni degli ultimi 5 anni.
Quasi contemporaneamente viene fuori lo scandalo sulle emissioni inquinanti dei motori diesel della Volkswagen che trascina al ribasso tutto il comparto auto europeo e innesca una serie di ribassi significativi sul mercato azionario. Il titolo passa da 240 euro a 100 euro nel giro di 3 mesi. 


Successivamente nei mesi autunnali il mercato è tornato costruttivo recuperando gran parte delle perdite estive. Il continuo calo delle materie prime ed il petrolio costantemente in ribasso ha invece segmentato notevolmente il mercato con un netto incremento dei rendimenti degli HY americani tornati su livelli che non si registravano da anni.
Anche il mese di dicembre è stato alquanto tumultuoso. Il 4 dicembre Draghi ha portato il limite sul tasso dei depositi a -0,3% ed allungato ulteriormente il piano di quantitative easing di altri 6 mesi. Il mercato che scontava un maggior interventismo da parte della BCE ha reagito male con volatilità marcata sui titoli governativi e sull’equity. L’indice eurostoxx europeo è sceso di oltre il 10% nelle 2 settimane successive.


L’ultimo evento dell’anno è stato probabilmente anche quello più significativo con la Fed che dopo 7 anni ha rialzato i tassi di interesse di 25 bps ( ora nella forchetta 0,25%-0,5%) mettendo fine alla politica monetaria ultra-espansiva degli ultimi anni.





mercoledì 2 settembre 2015

Commento all'andamento dei mercati di agosto 2015

L’andamento dei mercati nel mese di Agosto 2015


Il mese di agosto 2015 sarà ricordato come un mese dominato dalla forte volatilità dei mercati. La mossa a sorpresa effettuata dalla Banca Centrale Cinese che ha svalutato ripetutamente lo Yuan (l’11-12-13 agosto) ha innescato una forte variabilità delle quotazioni sia dei mercati azionari sia dei mercati obbligazionari che dei cambi Violenti anche i movimenti delle materie prime; basti pensare che il petrolio è passato dai 47 dollari al barile di fine luglio ai 38 dollari del 24 agosto per tornare a 47 dollari a fine agosto.

BRIC

A pagare più le conseguenze di queste manovre sono stati i paesi emergenti con l’indice dei BRIC che ha accusato un calo del 9,4% nel mese di agosto, trascinati in basso dal repentino crollo dell’indice Cinese (Shangai Comp) che ha accusato un crollo del 13,5%.  Male anche il Brasile (-6,5%) e l’India (-5,4%). Da segnalare le forti svalutazioni del Real Brasiliano che ha perso un altro 7% ad agosto (36% di svalutazione da inizio anno) e il Rublo russo che si è svalutato dell’8,70%.   


Equity Europa ed America


Per le borse europee il mese di agosto è stato il peggiore da inizio anno riportando le quotazioni su valori di fine 2014. L’indice europeo Eurostoxx ha perso quasi il 9% registrando la peggiore performance mensile dal 2011. Leggermente meglio l’Italia con il Ftsemib che nonostante il -6,2% registrato ad agosto rimane il miglior indice europeo da inizio anno (+15,4%). Per quanto riguarda l’America la situazione appare più complessa. Nel mese di agosto l’indice Sp500 ha registrato una perdita del 6,4%, mese peggiore dal 2012. Da inizio anno l’indice americano perde il 4,2%. Negativo anche l’indice giapponese Topix che ad agosto ha perso il 6,7% ma che da inizio anno rimane tra i migliori indici azionari nel mondo (+ 9,2%).  

Volatilità


La volatilità dell’equity europeo (V2x) è praticamente raddoppiata negli ultimi 15 giorni passando da 17 agli attuali 35 punti (con un picco ad oltre 45). Notevole anche la volatilità dell’equity americano (Vix ,detto anche indice della paura) , passato da 12 agli attuali 28 punti dopo un picco a oltre 53 punti (valore che non si registrava dal 2009). 



Anche sul fronte tassi il mese di agosto è stato negativo. In questa fase di forte volatilità e negatività la correlazione delle diverse asset class è stata elevata facendo riportare discrete perdite anche sugli HY (-0,77% ad agosto) e sui Corporate Finanziari (-0,51%) e Non Finanziari (-0,96%) nel mese. Negativo anche il comparto degli Additionanal Tier 1 che pur registrando un calo dello 0,47% rimangono la miglior asset class da inizio anno (+5,86%). Stabili i Floater (+0,04%) ed i Covered. 



Governativi


Anche i titoli governativi hanno registrato un mese negativo.  L’indice generale ha accusato un calo dello 0,91% portando la performance complessiva da inizio 2015 in territorio negativo (-0,12%). Tra i vari paesi la componente periferica ha reagito meglio in questa fase negativa con l’Italia che ha limitato i danni (-0,56%) insieme alla Spagna (-0,58%) e al Portogallo (-0,61%).
Al momento l’effetto principale del piano di acquisti da parte della BCE (Quantitative Easing da 60 Miliardi al mese) sta portando i suoi benefici nel mantenere abbastanza stabile il livello di spread tra paesi periferici e germania. Lo spread BTP-bund rimane in questo modo in area 115-120 bps.

Aspettative e date importanti

I livelli di volatilità raggiunti segnalano una forte attività di trading quantitativo su molti mercati sia su quello azionario americano che su quello cinese. La situazione attuale di mercato appare alquanto complessa e vive anche di mutevoli contraddizioni interne. Da una parte abbiamo un’economia americana in salute (+3,7% il Pil Y/Y) che si accinge ad un piccolo rialzo dei tassi da parte della FED forse già nella riunione del 17 settembre. Dall’altra parte dell’oceano abbiamo un Europa che si sta consolidando e sta cercando di tornare ad una crescita moderata grazie anche alle manovre ultraespansive della BCE , basti vedere all’Italia che nel secondo trimestre mette a segno un +0,7% Y/Y di Pil dopo 4 anni di recessione.  La caduta dei prezzi delle materie prime e del greggio (oltre -50% nell’ultimo anno), che riteniamo sia legata più ad un eccesso di produzione che ad un vero e significativo calo della domanda, sia assolutamente una buona notizia per l’economia globale.
Allo stesso tempo stiamo assistendo a un’estrema volatilità nei mercati Emergenti e nei movimenti valutari internazionali che sollevano dei dubbi sullo stato di salute del gigante asiatico. Le ultime mosse della banca centrale cinese hanno aperto ad un processo di cambiamento importante e ogni cambiamento porta ad un periodo di transizione che si traduce in volatilità sui mercati.  

Probabilmente dovremo adattarci a mercati più volatili rispetto a quanto osservato negli ultimi 4 anni visto che anche le Banche centrali difficilmente tollereranno la compiacenza dei mercati finanziari ed il relativo azzardo morale.  Accetteranno dunque un livello di volatilità “confortable” comunque mediamente più alto di quanto registrato negli ultimi anni. 

lunedì 24 agosto 2015

Dalle borse alla Cina al petrolio, cosa sta succedendo ai mercati?


Che cosa è successo ai mercati negli ultimi 15 giorni? cerchiamo di ricapitolare cosa è successo. Fino al 10 agosto i mercati andavano a gonfie vele e non c'erano particolari tensioni in grado di far cambiare l'umore agli operatori di mercato a livello internazionale. 
L'11 agosto 2015 inizia un nuovo mondo, quello delle svalutazioni competitive e della guerra valutaria. La Banca centrale cinese svaluta dell'1,9% lo Yuan nei confronti del dollaro.Il 12 agosto la Banca centrale cinese ha nuovamente abbassato, dell'1,62%, il valore di riferimento dello yuan rispetto al dollaro. il 13 agosto avviene l'ultima svalutazione che porta  il nuovo “Midpoint” ( ovvero il punto medio nei confronti del quale è consentita una oscillazione giornaliera massima del 2%)  a  6,3969 da 6,1162 del 10 agosto ( portando la svalutazione complessiva vicino al 5%). 


Nelle note a margine della manovra, la Banca Centrale ha specificato che si tratta di un deprezzamento straordinario “una tantum” ma ha anche chiarito che la gestione dei cambi d'ora in poi darà più peso alle forze di mercato, con un fixing ufficiale che rifletterà la precedente chiusura del trading e la dinamica di domanda e offerta, e uno scenario di tendenziale unificazione futura dei cambi onshore e offshore.

La mossa a sorpresa della banca centrale cinese segue il dato sulle esportazioni cinesi che a luglio era sceso dell’8,3% rispetto ad un anno prima. 
Il motore della crescita cinese sembra essere in affanno sia sul fronte dei consumi interni che sull’export. L’obiettivo della banca centrale cinese è appunto quello di rilanciare l’export e frenare il deflusso di capitali che ha accentuato il crollo della borsa cinese delle ultime settimane. A conferma di questo rallentamento basta osservare il dato PMI cinese di venerdì scorso uscito a 47,1 contro attese di 47,8 ( in altre parole recessione). 

Gli effetti sui mercati sono stati particolarmente destabilizzanti sui vari comparti. 

La mossa a sorpresa della svalutazione dello Yuan Cinese ha innescato una serie di svalutazioni a raffica di altre valute (Real brasiliano, Lira turca, Tenge kazako, Rublo Russo e Rand Sudafricano). Notevole anche il movimento dell’Euro che è tornato a lambire quota 1,15 contro Dollaro.

Da una parte si è assistito a un nuovo crollo delle materie prime. Il petrolio è tornato ai minimi dal 2009  (39$) e Brent (44$) mentre l’equity europeo ha accusato uno dei peggiori cali degli ultimi anni. 

L'indice generale delle materie prime ( BCOM = Bloomberg commodity index) è sceso ai minimi storici come risulta evidente dal grafico sottostante, bel al di sotto dei livelli del 2009. 



Il petrolio nel giro di un anno ha perso oltre il 60% passando da quota 100 dollari al barile al 38,90 odierni. Come mostra il grafico sottostante un crollo simile fu registrano tra il 2008 e il 2009 quando l'economia mondiale andò in recessione. Siamo di fronte a una situazione simile?.  La deflazione unita alla recessione porta ad una riduzione drastica delle quotazioni delle varie asset class, in primis dell'equity. 



L'indice Americano Sp500 dal 10 agosto ha perso il 6,33%, tornando sui livelli di minimo di dicembre 2014 e sopratutto bucando violentemente la media mobile a 200 giorni ( linea rossa).



Ancora peggio ha fatto l'indice Europeo Eurostoxx 50 che dopo aver quasi ritoccato i massimi dell'anno a inizio agosto ha perso quasi il 15% nel giro di 2 settimane, tornando sui livelli di fine 2014. Da segnalare anche qui il repentino taglio della media mobile a 200 giorni ( linea rossa) che ha innescato ulteriori violente vendite. Da notare come il trend principale da aprile sia stato lateral-ribassista e come nelle ultime settimane ci sia stata una vera accelerazione ribassista. 


Molto negativo anche l'indice Tedesco Dax, particolarmente esposto al mercato Cinese con un calo da metà aprile superiore al 20%. 



Andamento simile per il listino italiano Ftsemib che ha perso oltre 3000 punti dai massimi di inizio agosto tornando quest'oggi anche al di sotto dei 21000 punti. 



L'indice Cinese è letteralmente crollato nelle ultime settimane. Dopo aver registrato una crescita mostruosa nei primi sei mesi dell'anno ( oltre il 50%) l'indice Shangaicomp è passato dal massimo di 5178 punti a 3209 odierni tornando sui valori di inizio 2015. 


Sul fronte dei tassi di interesse quest'ondata deflattiva ha innescato un nuovo rally del mondo tasso con un deciso movimento di appiattimento sulle parti più lunghe della curva.

Il 5 anni è sceso a 0,36% mentre il 10y è sceso di 5 bps (0,92%); ancor più pronunciato il movimento sul 30y di 8  bps (1,42%). In tal modo l’inclinazione 2-30 è tornata sotto i 140 bps.


Gli spread dei paesi periferici sono invece tornati ad ampliarsi (Btp-bund è tornato a 130bps , quello spagnolo oltre i 140 bps). 



Lo scenario deflattivo innescato dal crollo delle materie prime modifica le aspettative in modo sensibile. Lo scenario centrale che vedeva un possibile rialzo dei tassi da parte della Fed a settembre viene posticipato quanto meno ad ottobre e appare evidente che la Bce proseguirà la sua politica di tassi eccezionalmente bassi ancora a lungo e non viene escluso un maggior interventismo nei prossimi mesi per scongiurare la deflazione. Oltretutto i rischi sull’outlook economico dell’area euro restano orientati al ribasso e gli ultimi dati non sembrano particolarmente brillanti cosa che potrebbe portare a nuove politiche espansive a sostegno dell’economia europea.   



venerdì 30 gennaio 2015

Piccoli germogli di ripresa crescono


Dopo quasi 4 anni il 2015 dovrebbe essere finalmente l'anno della ripresa economica per l'ITALIA. La crisi, iniziata ormai ben 7 anni fa ha lasciato il segno e la tabella sottostante mostra l'andamento del PIL Reale italiano a partire dal 1994. A fine 2014 le ultime stime parlano di un calo del Prodotto Interno Lordo dello 0,5%. In altri termini il valore del PIL reale a fine 2014 dovrebbe aggirarsi attorno ai 1358 Miliardi di euro. 
Partendo dai valori di fine 2007, il PIL italiano dovrebbe accusare  a fine 2014 un calo vicino ai 135 Miliardi di euro, pari a un tracollo cumulato superiore al 9%. In valori assoluti significa che per trovare un valore simile bisogna tornare al lontano 2000, ovvero 15 anni fa!  


Questo appare evidente nel grafico sottostante che mostra come  il Pil reale trimestrale sia tornato ai valori registrati nel primo trimestre del 2000.







Il 2015 sarà finalmente l'anno della ripresa in Italia per 3 fattori che cambieranno finalmente la tendenza in atto: 

1) Calo del prezzo del petrolio e delle materie prime. (Impatto stimato +0,6%)

2) Indebolimento dell'Euro (Impatto Stimato +0,8%)

3) Lancio del Quantitative Easing da parte di Draghi (Impatto Stimato +0,4%)


1)  A partire dallo scorso Luglio il prezzo del Crude Oil è sceso di oltre il 55% tornando su valori che non si registravano da oltre 5 anni. L'indice CRB delle varie materie prime è sceso da 310 al valore attuale di 212 nel giro di 6 mesi.




Ipotizzando una fase di stabilizzazione del prezzo del Petrolio nel 2015 e nel 2016 attorno ai 45 dollari al barile possiamo stimare un grande beneficio per una riduzione degli imput cost delle varie aziende e un forte risparmio dei consumatori per i propri spostamenti. Tutto ciò dovrebbe innescare una maggior crescita per l'Italia dello 0,6% del PIL sul 2015 e dell'1,1% sul 2016. (fonte Confindustria). 

2) L'indebolimento dell'Euro sia nei confronti del Dollaro ( da 1,35 a 1,13 attuale ) ma anche nei confronti del Franco Svizzero (da 1,20 a 1,04) e della Sterlina Inglese (da 0,82 a 0,75) avrà un impatto molto forte sulle esportazioni Italiane poichè in relativo saranno molto più competitive a livello internazionale. 

In questi anni di crisi l'unica componente del Pil che è riuscita ad arginare il tracollo economico che ha colpito il paese, sono state proprio le esportazioni che sono vicine ai massimi storici. Le esportazioni Italiane nel 2013 sono state pari a 437,111 Miliardi di euro che valgono circa il 28% del PIL complessivo.  


Dal grafico sottostante si possono vedere i flussi delle esportazioni italiane verso gli altri paesi. Risulta evidente come i principali patner commerciali fanno parte dell'area euro (Germania e Francia in particolare). 




Secondo quanto riporta l'Istat,  nella tabella sottostante le esportazione Extra Eu dell'Italia nel 2014 sono state pari a 180,278 Miliardi di euro che valgono circa il 12% del Pil italiano. Ipotizzando una crescita del 7% di queste esportazioni derivante dalla maggior competità in termini di prezzo all'estero dovremmo ottenere un +0,8% di Pil sul 2015.  



 3) 
La BCE ha varato acquisti di titoli pubblici e privati emessi nell’area Euro per un totale di 1.140 miliardi di euro, al ritmo di 60 miliardi al mese per 19 mesi (marzo 2015-settembre 2016). Secondo il centro studi di Confindustria l’impatto sui tassi di interesse di tale Quantitative Easing (QE) sulla base dell’esperienza delle analoghe operazioni realizzate dalla FED negli USA durante gli ultimi anni sarà di circa 110 bps. Il quantitative easing ha come obiettivo principale di diminuire i  rendimenti a medio-lungo termine, che maggiormente influenzano le decisioni di spesa di famiglie e imprese, perché sostiene la domanda di titoli e quindi ne alza i prezzi.
- Gli effetti principali di questa manovra saranno in primis di rendere più conveniente per le imprese e per i privati accedere al credito a tassi più convenienti sia per il calo dello spread sia per la diminuzione assoluta dei rendimenti. (Confindustria stima 3,2 miliardi di risparmi di interessi) . 
- Il secondo effetto sarà quello di ridurre in modo significativo la spesa annuale per interessi dello Stato Italiano
 Nel Def di settembre il governo aveva stimato una spesa annua per interessi passivi tra i 74 ed i 75 miliardi di euro per il 2015. Tale valore era stimato all'incirca anche per il 2016-2017. 



Dalla tabella sottostante si può notare che la vita residua media del debito pubblico italiano è a fine 2014 di 6,38 anni.  


Dalle tabelle seguenti si può notare il netto calo del costo medio delle emissioni dei titoli di stato negli ultimi anni. Nel 2011 il costo medio delle nuove emissioni era stato pari al 3,61%, nel 2012 al 3,11%, nel 2013 al 2,08% e nel 2014 all'1,35%. 








Il grafico sottostante mostra la dinamica crescente del debito pubblico italiano crescita negli ultimi anni ( 2160 Miliardi di euro). 


Ipotizzando che il debito possa stabilizzarsi su questi livelli nel corso del 2015 attorno ai 2200 miliardi di euro e che il costo complessivo del debito possa aggirarsi attorno al 3% (stima molto prudenziale considerando che ci sarà il quantitative easing a supporto), a fine 2015 la voce interessi passivi dovrebbe scendere a 66 Miliardi di euro (8 miliardi in meno all'anno rispetto a quanto previsto nel DEF). Questi soldi potrebbero essere utilizzati dal governo per rilanciare i consumi privati dei cittadini che potrebbe portare ad un ulteriore  +0,4% sul PIL italiano per il 2015. 

Considerando l'effetto trascinamento negativo dell'ultimo trimestre negativo del PIL 2014, il primo trimestre 2015 potrebbe esssere meno brillante dei successivi trimestri. 
In conclusione, analizzando le varie dinamiche dei vari fattori, il PIL italiano nel 2015 dovrebbe assestarsi in una forchetta tra il +1,5% e il +2% a seconda dell'evoluzione dello scenario macroeconomico mondiale e in base alla possibile fluttuazione dei tassi di cambio e dell'andamento dei tassi di interesse. 

Il dato odierno sul tasso di disoccupazione in Italia a dicembre sceso a sorpresa dal 13,5% al 12,9% attuale  potrebbe essere il segnale di questa ripresa che sembra finalmente in arrivo dopo lunghi anni di buio. 

venerdì 23 gennaio 2015

Draghi usa il baooka e lancia il Qe



La giornata di ieri passerà alla storia sia per chi vive sui mercati finanziari sia per tutti i cittadini Europei. Mario Draghi ha annunciato il Quantitative Easing ( l’acquisto di titoli di stato) per un ammontare complessivo di 1140 Miliardi di Euro, qualcosa come 60 miliardi di euro al mese.
  1. ·         Il programma di acquisti si dovrebbe concludere nel settembre del 2016 o prolungarsi fin quando il tasso di inflazione a livello europeo non si avvicini al 2% (a dicembre 2014 era a -0,2%). Draghi ha specificato che la cifra di 1140 miliardi include oltre ai titoli di stato anche obbligazioni delle istituzioni sovranazionali europee. Il piano include la prosecuzione delle operazioni di acquisto di titoli cartolarizzati (Abs) e garantiti (covered bond). La ripartizione, secondo le stime dei ricercatori di Unicredit, potrebbe essere la seguente: 5-10 miliardi in titoli privati (cartolarizzati e garantiti), 45 miliardi in bond pubblici nazionali e il resto in obbligazioni delle istituzioni europee sovranazionali.
  2. ·         Le operazioni di acquisto saranno condotte sul mercato secondario e se si considera solo gli acquisti di titoli di stato la cifra scende a circa 850 Miliardi. Entreranno nel programma i bond con scadenza dai 2 ai 30 anni. Gli acquisti avverranno sulla base delle quote dei singoli paesi nell'azionariato della Banca centrale europea.
  3. ·         Altro aspetto tecnico molto importante riguarda la condivisione dei rischi: solo il 20% sarà comprato in un regime di condivisione del rischio, a carico dell'eurosistema, mentre il restante 80% peserà sulle spalle delle banche centrali nazionali. E visto che, di questo 20%, un 12% sarà composto da titoli emessi da istituzioni europee, la quota di titoli di Stato nazionali soggetti a mutualizzazione si ferma all'8%.
  4. ·         Quanto agli oggetti del piano d'acquisto, questi verranno decisi in base alla partecipazione delle Banche nazionali nel capitale della Bce. Al primo posto tra gli azionisti della Bce figura la Bundsbank tedesca, poco sotto il 18%, seguita dalla Banca centrale francese con il 14,1% e Bankitalia con il 12,3%.
  5. ·         Le operazioni di acquisto previste dal “quantitative easing” avranno poi  due limiti: non si potrà comprare più del 25% dei titoli messi in circolo con ogni emissione. E non potrà essere acquistato più del 33% del debito pubblico di un singolo Paese, inclusi i titoli di Stato già in pancia alla Bce. Entreranno nel programma solo titoli considerati «investment grade» (quindi non al livello "spazzatura") da almeno una delle principali agenzie di rating. Ma sono previste eccezioni per i Paesi che si trovano sotto un programma di assistenza internazionale e che ne rispettano le indicazioni. (Grecia). Stamane oltretutto il governatore della Banca d’Italia Visco ha dichiarato che nell’ambito del programma di quantitative easing presentato ieri, la BCE  potrebbe iniziare a comprare bond greci a partire da Giugno.
  6. ·         Altra manovra effettuata ieri da Draghi è stata quella di abbassare il tasso di interesse sulle Tltro, le operazioni di liquidità finalizzate ai prestiti alle aziende. Non si applicherà più lo spread di 0,10 punti percentuali sul tasso di riferimento. Le banche potranno richiedere denaro allo 0,05% e non più allo 0,15%.