martedì 18 novembre 2014

Allarme bolla speculativa a Wall Street


Un grafico a volte vale più di mille parole.....
Come potete osservare l'indice americano SP500 dal 1980 è passato da 100 punti ai 2051 della chiusura odierna ( nuovo record assoluto). Parliamo di un rialzo vicino al 2000% in meno di 35 anni. La cosa sorprendente di questo rialzo è la performance stellare degli ultimi anni. 
Dai minimi di marzo 2009 l'indice azionario SP500 è salito da 666 punti al valore odierno di 2051 punti di oltre il 300% in meno di 5 anni! Parliamo di un rendimento medio annuo superiore al 60% per il principale listino azionario mondiale per chi avesse avuto il coraggio di investire i propri soldi al culmine della crisi. 
Graficamente risulta evidente con analisi su barre mensili, che  mai nella storia si era raggiunto un simile livello di ipercomprato sul mercato (Linea orizzontale tracciata sul macd mensile) e che appare sempre più vicino il momento di inversione di questo trend fortemente rialzista degli ultimi anni.
Analizzando l'indice su un time frame più breve come nel grafico sottostante tracciato con candele giornaliere appare ancora più evidente il forte ipercomprato raggiunto dall'indice. 




Un valore così elevato del Macd dayly non veniva registrato da maggio 2013, momento che in quel caso ha rappresentato un massimo annuale per oltre 2 mesi. La distanza dei prezzi dalla media mobile a 200 ( passante in area 1930) e l'incredibile violenza rialzista che ha caratterizzato l'indice nell'ultimo mese mi lascia particolarmente perplesso sulla possibile prosecuzione nel breve periodo di questo trend rialzista. Molto probabile una breve e salutare correzione delle quotazioni dopo un rialzo dai minimi del 15 ottobre (1820punti) superiore al 12,5% in poco più di un mese. 

Personalmente assumerei un atteggiamento di estrema prudenza sui mercati azionari dopo un movimento così marcatamente rialzista e proverei qualche short tattico con stop loss sopra i 2061 punti. Oltretutto il finale di seduta odierno non è stato particolarmente brillante e la candela di chiusura odierna potrebbe preannunciare una fase di debolezza nei prossimi giorni sull'indice americano. Se a questo aggiungiamo che la Fed ha completato il proprio piano di espansione monetaria del proprio bilancio e che nel corso del 2015 avvierà un nuovo ciclo di rialzo dei tassi di interessi, non sarei sorpreso da un repentino aumento della volatilità durante il prossimo anno. 


  

martedì 16 settembre 2014

La recessione infinita dell'Italia......


Dal passato spesso si capisce il futuro.... guardando questi titoli di giornali degli anni scorsi viene la pelle d'oca. Sono passati 5 anni da quando l'Italia si è avvitata nella peggiore recessione della sua storia e sono 5 anni che politici e non solo ci assicurano che la ripresa è dietro l'angolo. Purtroppo le aspettative per il futuro non sono assolutamente incoraggianti. 
Le previsioni sulla crescita del Pil italiano di qualche mese fa sono da prendere e buttare dalla finestra. 
Il governo, nel Def di aprile, ha stimato un Pil a +0,8% quest'anno e a +1,3% l'anno prossimo, contro il +1% paventato per il 2014 dello scorso settembre. 
Il rapporto dell'Ocse di ieri è stata una vera doccia gelata. 


Dopo la forte recessione del 2012 e del 2013 (il Pil reale è tornato indietro dell'8,5% dai valori di fine 2007), il 2014 vedrà l'ennesimo anno di recessione per l'Italia con una stima di -0,4%. Ancora più violenta la revisione al ribasso per il 2015 che vede il Pil italiano ad un pallido +0,1% dal +1,1% precedente stimato ad Aprile. Anche l'agenzia Standard and Poor's ha tagliato la stima sul Pil italiano nel 2014, portandola a zero dal +0,5% previsto in giugno.

Come si evince dal grafico sottostante l'Italia è l'unico paese tra i grandi ad accusare una nuova recessione nel 2014 e a stentare nel 2015. 


quest'oggi anche Centro Studi di Confindustria ha tagliato nuovamente le stime del Pil: nel 2014 scenderà dello 0,4% contro il +0,2% calcolato a giugno scorso. Dimezzate le stime per il 2015: il recupero ci sara', ma il Pil crescera' solo dello 0,5% (dal +1% precedentemente stimato).L'inaspettato calo del Pil nel secondo trimestre (-0,2% congiunturale) ha costretto il Csc, negli ultimi Scenari economici, a rivedere al ribasso le stime per quest'anno. Inoltre, nelle nuove previsioni i successivi due trimestri del 2014 registreranno nuovi cali (-0,2% sia nel terzo sia nel quarto).

Nelle nuove stime diffuse oggi, l'inflazione salirà infatti dello 0,3% nel 2014 e dello 0,5% nel 2015. Le stime di giugno indicavano un aumento dello 0,5% nel 2014 e dello 0,9% nel 2015.


Il debito italiano invece cresce a nuovi record giorno dopo giorno raggiungendo la cifra incredibile di 2169 miliardi di euro. Da notare il balzello negli ultimi 4 anni.... 


In base ai calcoli di confindustria il rapporto debito/pil dovrebbe andare al 137% nel 2014 e al 138% circa nel 2015. 

Provando a stimare un valore di debito a fine 2014 simile a quello attuale e un pil in calo dello 0,4% , e con una inflazione 0% a fine anno, in base alle mie informazioni dovremmo chiudere il 2014 al 139,7% come rapporto Debito/Pil.
Per il 2015 a mio avviso la situazione rischia di peggiorare ulteriormente. 
La correlazione tra produzione industrale e Pil (GDP) appare evidente. 
L'ultimo dato disponibile parla di una contrazione della produzione industriale dell'1,8% nell'ultimo anno cosa che si traduce in un calo vicino allo 0,5% (occhio e croce) di Pil per i prossimi 12 mesi. Sempre se tutto va bene e non consideriamo il periodo di mal tempo che ha inciso notevolmente sull'Estate e sui consumi degli Italiani e senza considerare alcun impatto dalle sanzioni europee varate verso la Russia. 
In altre parole volendo essere più realistici il pil 2014 si chiuderà facilmente con un -0,6% e il 2015 vedrà nuovamente il segno meno davanti con un -0,2%. 



Se analizziamo l'andamento della produzione industriale dei paesi sviluppati dal 2000 a oggi la situazione appare imbarazzante. Escludendo la Grecia che a causa della Troika ha visto sparire il 30% della propria produzione industriale, l'Italia è sotto di quasi il 22% rispetto ai valori di 14 anni fa! La Germania al contrario è cresciuta di quasi il 25% e l'America del 15%. Lascio a voi ogni commento.


La cosa preoccupante di tutto ciò che lo spread è sceso a 135 bps nei confronti del Bund e mai nella storia il costo degli interessi dei titoli di stato dell'Italia è stato così basso (in termini percentuali). Se l'Italia non è riuscita a riprendersi in un contesto idilliaco sui mercati finanziari con borse salite mediamente oltre il 30% dal 2009 ad oggi e con i rendimenti più che dimezzati sul Btp decennale, che cosa accadrà alla prossima tempesta finanziaria o al prossimo ciclo di rialzo dei tassi varato dalla FED? 


Cosa accadrebbe al Pil italiano e al Rapporto Debito/Pil in quel caso ?
Cosa accadrà ai milioni di italiani che già si trovano sulla soglia di povertà e che rischiano di perdere il lavoro??

Il tempo della speranza è passato, bisogna agire. 
1) Il governo Renzi dopo deve assolutamente varare le riforme strutturali di cui il paese ha bisogno. (in primis la riduzione delle tasse sul lavoro, in modo da attrarre nuovamente gli investitori e rendere più equa la tassazione per chi ad oggi va a lavorare solo per pagare le tasse allo stato e a mala pena arriva a fine mese).
2) Maggior efficientamento della struttura organizzativa pubblica (minori sprechi e maggior investimenti). P.s ma poi i comuni, le province, e quella miriade di costi inutili della macchina governativa non dovevano essere aboliti? 
3) Riforma della magistratura. Ridurre da 45 a 30 i giorni di ferie per i magistrati sembra una cosa piuttosto veloce da poter approvare e ridurrebbe la durata dei processi di almeno il 10%, con un enorme risparmio di risorse economiche per non parlare della maggior credibilità del sistema giudiziario italiano. 
4) Sgravi fiscali quasi totali per almeno 5 anni a chi crea una nuova azienda o assume dipendenti a tempo indeterminato. L'esigenza di far ripartire l'economia si attua attraverso il nuovo lavoro e non attraverso nuove tasse che stritolano sempre di più gli Italiani come un cappio al collo fino a farli svenire esanimi a terra senza più speranze e senza più futuro. 

Se tutto ciò non accadrà per l'Italia si prospettano 10 anni disastrosi nel prossimo futuro. 






venerdì 21 febbraio 2014

Disuguaglianza economica e disuguaglianza sociale: come la crisi ha reso i poveri più poveri e i ricchi ancora più ricchi.


Sono anni ormai che si parla di crisi economica, di crisi finanziarie, di crisi bancarie, di spread, di debito pubblico e di disuguaglianza sociale ma leggendo gli ultimi dati sembra che la crisi abbia solamente ampliato i divari tra le varie classi sociali. 
Osservando in questi giorni cosa accade in Venezuela, cosa accade in Ucraina vien da riflettere su ciò che potrebbe accadere in futuro in Europa, in particolare nei paesi più colpiti dalla crisi perchè secondo un rapporto del World Economic forum il divario tra i cittadini più ricchi e quelli più poveri è il principale fattore di rischio che ha la maggiore probabilità di causare gravi danni al livello globale nel prossimo decennio. 
Secondo un report di JP Morgan nel 1980 l'1% dei contribuenti più ricchi rappresentava il 9% del Pil. Nel 2006 questo 1% rappresentava il 23% del PIL!!!.  
In altre parole significa che il 40% della popolazione più povera ha visto scendere la propria percentuale dal 18% al 14%.

Analizzando un altro documento di Credit Suisse che si sofferma invece sulla ricchezza complessiva e non solo sul reddito prodotto dalle persone più ricche al mondo, viene una sincope: 
circa 28 milioni di persone (lo 0,6% della popolazione mondiale circa) detiene il 39% della ricchezza totale del mondo ( qualcosa come 89,5 Trilioni di dollari) . Un trilione equivale a 1000 Miliardi di dollari . Per la cronaca il debito pubblico italiano è superiore ai 2000 MILIARDI di EURO. 

Alternativamente il dato può anche essere letto così: 
Il 69% più povero della popolazione mondiale (oltre 3,2 Miliardi di persone) detiene il 3,3% dell'intera ricchezza complessiva mondiale

La disuguaglianza mondiale è quindi enormemente cresciuta in questi anni di crisi finanziaria in quanto nel 2010 la ricchezza dei più ricchi valeva 1077 volte quella dei più poveri mentre nel 2013 siamo saliti a 1315 volte

Per la cronaca va sottolineato un aspetto riguardo alle politiche monetarie adottate dalla Fed, dalla BCE che hanno si tranquillizzato i mercati e le borse ma non hanno sortito nessun effetto sull'economia reale e sopratutto sul 99% della popolazione.  
I recenti rialzi di borsa (dai minimi del 2009 sp500 è quasi triplicato di valore) e gli incredibili guadagni realizzati su titoli obbligazionari,spread,materie prime e tassi di cambio, sono finiti quasi esclusivamente nelle mani di quell'1% della popolazione mondiale. 
Infatti il 93% dei guadagni derivanti dall'inversione di tendenza in atto nell'economia americana sono finiti nella mani dell'1% più ricco, che negli ultimi anni hanno visto crescere i propri redditi in media dell'11,2% mentre quelli del rimanente 99% della popolazione sono scesi dello 0,4%. ( Studio dell'università di Berkeley di Emmanuel Saez e Thomas Piketty.) 


E In Italia come va? 
Tra il 2011 e il 2012 i milionari in Italia sono cresciuti di altre 127.000 unità mentre tra il 2007 e il 2012 la ricchezza delle famiglie italiane si è erosa del 9%
Tra il 2005 e il 2013 il numero di poveri in italia è raddoppiato. Secondo l'istat il 15,8% delle persone vive in condizioni di povertà relativa e l'8% in condizioni di povertà assoluta. Il 42,5% delle famiglie non è in grado di far fronte a una spesa improvvisa e il 29,9% delle persone residenti in Italia è a rischio povertà o esclusione sociale

A questo punto mi sembra chiaro e lampante che sia urgente una riforma a livello mondiale sulla tassazione delle rendite finanziarie (anche al 30%), una riforma a livello dei salari minimi ( per dare maggiore equità sociale) e di quelli massimi (ci sono alcuni manager delle principali banche mondiali che dopo aver quasi fatto fallire quelle banche nella crisi del 2008-2009 portano a casa decine e decine di milioni di dollari all'anno in stock options come ricompensa per aver utilizzato i soldi degli altri per rischiarli sul mercato...). 

Cosa scrivono in questi giorni i vari analisti per le valutazioni delle varie aziende in america: i profitti hanno raggiunto livelli che non si vedevano da anni, in alcuni casi da decenni. Questo è frutto in particolare della riduzione dei salari e delle prestazioni sociali offerti ai lavoratori.  Peccato che nell'economia mondiale non ci siano più persone lungimiranti come Henry Ford che passò alla storia per la decisione di raddoppiare il salario ai propri dipendenti per permettere loro di acquistare l'auto da loro prodotta. 
Magari Marchionne ci farà un pensierino? Ridurrà il proprio salario? Aumenterà quello dei propri dipendenti???? 
Al giorno d'oggi chi lavora riesce a mala pena a fare la spesa e a pagare l'affitto di casa. Come si può pensare al futuro, al creare una famiglia in queste condizioni??

La cosa più opportuna è ridare lavoro, dignità e sopratutto maggiore uguaglianza economica alle categorie che sono state letteralmente spolpate da questa crisi in particolare i giovani. 

Incrociamo le dita perchè la nave sta affondando! e se non siete quell'1% della popolazione, iniziate a preoccuparvi e far valere i vostri diritti. 




lunedì 27 gennaio 2014

La storia si ripete?


Questa immagine risale a qualche giorno fa' ma ora inizia a far riflettere. Negli ultimi giorni l'indice Americano Sp500 è sceso di quasi 70 punti dai massimi da 1850 punti ai 1781 punti della chiusura odierna. Facciamo una breve analisi dell'indice americano partendo dai grafici di lunghissimo periodo.
Usando candele mensili appare più evidente la fase di incredibile ipercomprato che caratterizza il mercato americano. Un inclinazione simile si era verificata solo tra il 1995 e il 2000 quando l'Sp500 riuscì a triplicare il suo valore salendo da 500 punti a oltre 1500 punti in meno di 5 anni. ( Un rialzo simile si verificò negli anni precedenti alla crisi del 29 sul Dow Jones) . Dai minimi del 2009 l'indice americano è passato da 666 punti ai massimi storici di 1850 punti registrati poche settimane fa. Osservando il macd mensile si può osservare che un valore simile fu registrato nei mesi precedenti al grande crollo del 2000-2003! 



Riducendo l'arco temporale di riferimento agli ultimi 5 anni osservando i movimenti di mercato con candele settimanali si può osservare che ogni volta che sono stati toccati questi valori di Macd il mercato ha subito una piccola correzione ( almeno tra il 5% e il 10%) e stiamo considerando uno dei più forti uptrend della storia dell'Sp500.  


Abbassando il time frame della nostra analisi a candele dayly si può osservare nettamente che il trend di breve e di medio periodo sull'indice americano è chiaramente passato da positivo a negativo ( rottura della media a 20 e a 50 giorni) . L'eventuale cedimento dei 1760 punti potrebbe riportare le quotazioni rapidamente a 1740 punti e successivamente al test della media a 200 giorni attorno ai 1700 punti. Per gli amanti degli oscillatori si può notare una chiara divergenza ribassista sul macd dayly a fine dicembre 2013. Infatti a seguito dei nuovi massimi storici toccati dal mercato il valore registrato dal macd è stato nettamente inferiore a quello toccato sui massimi precedenti di prezzo, cosa che faceva preannunciare qualche presa di beneficio sul mercato. 



E guardando alcuni titoli da un punto di vista fondamentale ( qualche giorno fa) come Facebook, società che valeva oltre 141 miliardi di dollari ( 1/4 di tutta la Borsa di Milano per darvi un parametro di riferimento),  non vi sembra che un P/E di 136,9 volte sia un tantino troppo? A me ricorda tanto la bolla di internet del 2000.... e se tra 5 anni nessuno usasse più Facebook e ci fosse un altro social network in grado di catturare l'attenzione di tutti?? 



P.s E se Wall Street prende il raffreddore che succede all'Europa? 
Negli ultimi 10 giorni è successo questo: 

Spx -4,2%
Ftsemib -3,85%
Eurostoxx 50 -4,86%. 


Occhio ai grafici e alle medie mobili !!! 

martedì 14 gennaio 2014

Il Debito Pubblico Italiano segna un nuovo record storico:2104 MLD €


Ormai non fa quasi più notizia ma il debito pubblico italiano ha raggiunto a novembre 2013 un nuovo record storico: 2104,069 Miliardi di euro. 
Come potete osservare dalla tabella sovrastante la crescita del livello complessivo di debito appare sempre più consistente con un incremento di 116 Miliardi di euro dal valore di dicembre 2012, ovvero la bellezza del 5,8% di incremento nei primi 11 mesi del 2013.  
Allungando l'arco temporale di questa analisi dal momento più critico vissuto a Dicembre 2011, quando subentrò il governo tecnico Monti al dimissionario Berlusconi, ad oggi, si può notare che il debito pubblico italiano è cresciuto di oltre 207 miliardi di euro, ovvero del 10,9% in 2 anni!!! 
Parte di questo nuovo debito è spiegato dal sostegno finanziario ai paesi dell’area dell’euro: 
la quota di competenza dell’Italia dei prestiti erogati dall’European Financial Stability Facility (EFSF) è stata pari a 6,7 miliardi; i versamenti della terza e quarta tranche della sottoscrizione del capitale dell’European Stability Mechanism (ESM) , effettuati nei mesi di aprile e ottobre, sono stati complessivamente pari a 5,7 miliardi.
Dal 2010 il contributo italiano al sostegno finanziario ai paesi dell’area dell’euro è stato pari a 55,1 miliardi, di cui 33,6 miliardi riguardanti la quota dell’Italia dei prestiti dell’EFSF, 11,5 riguardanti la sottoscrizione del capitale dell’ESM e 10,0 miliardi relativi ai prestiti bilaterali in favore della Grecia (la cui erogazione è terminata alla fine del 2011). Detto in altre parole, l'Italia per salvare l'Europa e anche se stessa dalle enormi tensioni finanziarie degli anni scorsi ha versato complessivamente all'Europa un importo pari al 3% del proprio Pil del 2013.  

Nonostante le grandi manovre di austerity, di nuove tasse che hanno portato quasi al collasso la produzione industriale italiana e al crollo dei consumi interni nonchè del potere d'acquisto dei consumatori italiani, nei primi 11 mesi dell’anno le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 339,1 miliardi (di cui 31,2 nel mese di novembre), in lieve calo rispetto a quelle dello stesso periodo del 2012 (340,7 miliardi).

Il governo continua a spendere soldi e a perder tempo da anni, senza riallocare le risorse economiche in modo produttivo ed efficiente disincentivando le imprese ad investire in Italia,  continuando semplicemente ad aumentare le tasse per poter pagare il crescente debito pubblico. Le riforme appaiono sempre più urgenti e mi auguro che verranno effettuati cambiamenti concreti altrimenti  alle nuove generazioni non rimarrà altro che una vita di stenti. (Ai livelli attuali di debito pubblico un italiano nasce con debito procapite di oltre 35mila euro).

In base ai miei calcoli il rapporto debito/pil italiano a fine 2013 dovrebbe attestarsi attorno al 134-134,5% e a fine 2014 al 135,5-136%

E allora se da un punto di vista fondamentale i conti pubblici italiani sono peggiorati vi starete domandando come mai il rendimento dei titoli italiani a 10 anni è tornato al 3,88%


1) Politiche monetarie ultra-espansive adottate dalle principali banche centrali mondiali con tassi di interessi rasenti allo 0% che hanno creato una enorme quantità di liquidità (Fed, BCE, Boj) .
2) Forte sostegno da parte di Mario Draghi all'interno della BCE sulla stabilità del sistema europa e dell'Euro.
3) Massicci acquisti da parte degli investitori stranieri,in un contesto sempre più difficile alla ricerca di rendimenti adeguati al rischio. In tal senso basta osservare i fortissimi volumi di acquisto su bond periferici ( Italia e Spagna ) da parte di investitori Giapponesi. 


P.s Buon 2014!, un anno che regalerà molte sorprese, sopratutto in termini di nuove tasse...